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AGIREA: TG 19-4-25

Steve Bannon accusato di aver fatto il saluto nazista al Cpac

L’ex controverso stratega della Casa Bianca al convegno della destra americana

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Rally, sponsor e maxi evasione. Giro di false fatture per 80 milioni

La Guardia di finanza ha arrestato tre persone ora ai domiciliari. Nel mirino anche due piloti. Il denaro prelevato in contante in Ciociaria e restituito a società del Nord


Tre arresti ieri, sette a ottobre 2019. Nuovo capitolo dell’inchiesta Waterfall condotta dalla guardia di finanza di Frosinone partendo, questa volta, dal mondo delle sponsorizzazioni delle gare automobilistiche di rally in varie parti d’Italia.
Dopo l’inchiesta del 2019, per la quale l’altro giorno si è svolta un’udienza al tribunale di Frosinone, i finanzieri setacciando tra la mole di documentazione sequestrata hanno continuato a indagare e, così facendo, è nata la nuova operazione denominata “Cash waterfall”. Ieri, per eseguire le misure degli arresti domiciliari e i decreti di sequestro per 40 milioni di euro sono stati impegnati 200 finanzieri in forza a 40 diversi reparti dislocati sul territorio nazionale. Risultano coinvolte 181 persone e 417 società, in 14 regioni e 37 città.

Il gip di Frosinone ha accolto le misure richieste dalla procura nei confronti di Lorella Rinna e Vincenzo Massa di Castro dei Volsci e di Andrea Minchella, residente in provincia di Latina, la cui misura è stata eseguita dai finanzieri di Formia. Tutti e tre sono agli arresti domiciliari. Per loro il gip ha disposto anche l’interdizione dall’esercizio degli uffici direttivi nelle imprese per dodici mesi. Sono difesi dall’avvocato Marco Maietta. Massa e Minchella sono noti nel mondo delle competizioni sportive in quanto gareggiano come piloti nelle gare di rally. Per il resto, invece, il gip ha rigettato le altre richieste.
Nel complesso dell’indagine, la Finanza contesta l’emissione di fatture per operazioni inesistenti (da parte di società cartiere) per un ammontare di 80 milioni di euro con un’evasione dell’Iva per oltre 11 milioni di euro nonché i reati di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati fiscali, riciclaggio, autoriciclaggio, intestazione fittizia di beni e bancarotta fraudolenta.

Le indagini, condotte dal Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di finanza di Frosinone sono partite dalla precedente inchiesta. Poi, però, si sono sviluppate diversamente a seguito dell’analisi della documentazione sequestrata all’epoca, ma anche di alcune intercettazioni che hanno permesso di aprire un nuovo capitolo. E focalizzarsi su altro. Anche i soggetti finiti al centro delle investigazioni sono diversi da quelli del 2019. Così le Fiamme gialle hanno iniziato a controllare contratti e fatture di società operanti nel settore delle sponsorizzazione dei rally. L’analisi della documentazione ha portato gli uomini del tenente colonnello Diego Morelli a concentrarsi su oltre mille conti correnti di 417 società e 181 persone. Secondo le accuse raccolte dalla procura di Frosinone, alla base di tutto c’era un accordo tra alcuni soggetti operanti nel Nord Italia, in particolare in Lombardia, e i ciociari. Veniva seguito un modus operandi ormai consolidato per impedire o ostacolare la tracciabilità dei flussi finanziari.

In base a quanto ricostruito dai finanzieri, società cartiere emettevano fatture per operazioni ritenute inesistenti in favore di soggetti economici reali e attivi in diverse parti d’Italia. Questi ultimi, in tal modo, riuscivano a ottenere il vantaggio non trascurabile di dedurre i costi e l’Iva. Una volta ricevute le fatture, le società con bonifico pagavano l’importo richiesto, in modo da far apparire formalmente regolare l’operazione. Tuttavia – hanno ricostruito il giro di fatture le Fiamme gialle – monitorando oltre 1.000 rapporti bancari in 150 istituti di credito sparsi per la Penisola – i bonifici provenienti dai soggetti del Nord Italia finivano sui conti correnti, bancari e postali, di persone residenti nella zona di Frosinone.

In una successiva fase il denaro veniva prelevato in contante da diversi sportelli bancomat ubicati in Ciociaria fino ad arrivare all’esatta cifra del bonifico. A quel punto, non prima di aver trattenuto una percentuale per il compenso, il denaro veniva restituito in contante a chi aveva effettuato il bonifico che, così, lo recuperava. Spulciano tra la documentazione sequestrata dalla Guardia di finanza, si è ipotizzato un giro di fatture per operazioni inesistenti da 80 milioni di euro e un’evasione dell’Iva per oltre 11 milioni di euro. Tra le province interessate dall’operazione oltre Frosinone, Rieti e Roma nel Lazio, Milano, Brescia, Como, Lecco, Lodi, Monza, Pavia, Sondrio e Varese in Lombardia, quindi dal Nord al Sud, Torino, Asti, Bolzano, Treviso, Vicenza, Bologna, Forlì, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Ancona, Pescara, Brindisi, Lecce, Palermo, Caltanissetta e ancora Nuoro, Sassari, Salerno, Firenze, Livorno, Lucca, Pisa e La Spezia.

passionisti sora

Sora – Convento Padri Passionisti, inesauribile faro di speranza. La comunità si prepara ai festeggiamenti in onore di San Gabriele

l Convento dei Padri Passionisti, visibile da tantissimi punti della città di Sora, rappresenta da sempre, nel cuore di ognuno. un gigante buono posto a guardia e protezione del territorio tutto. Vederlo lì, alto… maestoso… imponente…, è rassicurante. Quasi stringesse la città in un grande e caldo abbraccio volto a dare conforto e a infondere speranza.

Questa capacità magica e speciale è dovuta all’amore biunivoco che da sempre ha legato Sora alla Comunità Religiosa dei Padri Passionisti presente nel Convento. E’ un bene radicato che viene da decenni lontani e non è possibile ricondurlo o ridurlo solo a quello degli ultimi tempi. Se in tanti anni si è potuto continuare a fare, bisogna dire grazie al lavoro e alla comunicabilità di quelli che hanno instaurato, a partire da tantissimi anni fa, un vero, sincero e corretto rapporto con la collettività, pur mantenendo l’appartenenza alla Famiglia Religiosa Passionista e rispettandone le regole. Impossibile dimenticare l’impegno, l’abnegazione e la vicinanza di tanti Padri a favore della popolazione locale. Uno tra i tanti momenti che potrebbero essere citati è quello vissuto durante il terremoto del 1915, in cui numerosissimi furono gli sfollati ed i ricoverati presso il convento. E poi, a distanza di pochi anni, i Padri sono scesi di nuovo in campo con l’importante ruolo di assistenza, svolta dagli stessi, durante il momento bellico della seconda guerra mondiale.
In quella circostanza il convento diventò sede dell’ospedale civile e fu scelto per il presidio militare tedesco: le due realtà riuscirono a convivere grazie all’operato e alla mediazione dei religiosi di allora.

Il susseguirsi degli anni ha portato un avvicendarsi di tanti Padri che, nello svolgere la loro vita sacerdotale, sono arrivati a Sora, hanno dato tanto alla città, sono andati via e a volte sono anche tornati. Di certo le partenze non sono mai state felici, ma necessarie perché partecipi di un’unica grande famiglia che è punto di riferimento per tanti. Così è sempre stato e Sora porta nel cuore i loro insegnamenti, la vicinanza e il grande affetto che hanno sempre manifestato per questo territorio e per la gente tutta. E così oggi, anche a fronte del difficile momento che ha portato alla chiusura del Convento, i Padri Passionisti continuano a non abbandonare la città e, pur venendo da lontano, continuano con le celebrazioni domenicali (ore 9,00 e ore 10,30) e con i festeggiamenti a San Gabriele.
Possa il legame straordinario tra Sora e la Comunità Passionista divenire sempre più radicato e profondo perché, ieri come oggi, è cosa bella, preziosa e di valore inestimabile.

hamas libera altri 3 ostaggi

R E A :Meloni convoca i ministri e i Servizi: ‘L’Italia è impegnata per la sicurezza di cittadini e militari Unifil’

Onu valuti di rafforzare il mandato dell’Unifil. Telefonata col premier Mikati. Ansia per gli italiani in Libano

allerta è massima.

La situazione, monitorata “minuto per minuto”, peggiora di ora in ora. Ed era già “drammatica” ieri notte quando la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha fatto sapere, dopo l’avvio delle incursioni israeliane in Libano, di essere “in contatto costante” con i ministri degli Esteri e della Difesa. Che riferiranno intanto davanti alle commissioni riunite e poi anche in Aula, se sarà necessario, come peraltro hanno chiesto a gran voce le opposizioni.

“Nell’immediato, il Governo è impegnato nella messa in sicurezza dei cittadini italiani e dei militari del contingente UNIFIL”. E’ quanto si legge nella nota di Palazzo Chigi dopo il vertice urgente convocato da Giorgia Meloni in seguito agli attacchi iraniani su Israele e delle incursioni israeliane in Libano. “Il tavolo di Governo – si legge ancora – è stato convocato in forma permanente per monitorare costantemente l’evolversi della situazione e adottare tempestivamente le misure necessarie”.

Ma serve un vertice “urgente”, a sera, dopo che l’Iran ha iniziato ad attaccare, come promesso, Israele. Con i ministri e i vertici dei servizi, che stanno setacciando gli ambienti a rischio estremismo già da settimane, per i riverberi che la crisi mediorientale potrebbe avere anche sulla sicurezza nazionale.
 

“L’Italia continuerà a impegnarsi per una soluzione diplomatica, anche in qualità di presidente di turno del G7, per la stabilizzazione del confine israelo-libanese attraverso la piena applicazione della risoluzione 1701. In questo quadro, l’Italia invita il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a prendere in considerazione un rafforzamento del mandato della missione Unifil al fine di assicurare la sicurezza del confine tra Israele e Libano in attuazione delle vigenti risoluzioni dell’Onu”. E’ quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi dopo il vertice urgente convocato in seguito agli attacchi iraniani su Israele e le incursioni israeliane in Libano. “E’ altrettanto urgente giungere ad un accordo per un cessate il fuoco a Gaza e il rilascio degli ostaggi in linea con la risoluzione 2735”.  

In Libano ci sono circa tremila italiani stanziali che vorrebbero rimanere almeno finché sarà possibile. E oltre un migliaio di soldati con la missione Unifil – il contingente italiano più numeroso – che al momento resta al sicuro, nei bunker. E che non dovrebbe essere spostato, almeno per ora (la decisione, in ogni caso, va presa coi partner internazionali). I “civili” e la “sicurezza” dei militari italiani sono “la priorità”, ha detto la premier, che ha sottolineato il “ruolo cruciale” dei soldati italiani e l’importanza della missione sotto l’egida delle Nazioni Unite anche in un colloquio nel pomeriggio con il primo ministro libanese Najib Mikati. il governo ha già stanziato “primi aiuti per la popolazione civile” che va messa nelle condizioni di ritornare al più presto di tornare alle proprie case”. I contatti con i paesi dell’area si moltiplicano, compresi libanesi e israeliani, e anche le riflessioni sul ruolo della missione Unifil, come rivela Crosetto, mentre già c’è chi chiede, come alcuni esponenti leghisti, di “riportarli a casa” se venissero meno le condizioni di sicurezza. Sulla “validità” della missione, ha spiegato il ministro italiano della Difesa, è in corso “una riflessione da più di sei mesi con l’Onu”, ci sono “interlocuzioni quotidiane”.

REA TELEGIORNALE DI REA TV 21 SETTEMBRE 2024

TG 27 AGOSTO 2024

https://youtu.be/2fawD6Dfygs

POPOLO UKRAINO NEI RIFUGI ANTI MISSILISTICI

R E A :Massiccio attacco russo in Ucraina, colpita anche Kiev

POPOLO UKRAINO NEI RIFUGI ANTI MISSILISTICI

E’ stata una pioggia di fuoco quella che si è abbattuta oggi per ore su gran parte dell’Ucraina, compresa Kiev.

Non meno di cento missili e altrettanti droni russi hanno colpito infrastrutture energetiche in una quindicina di regioni, comprese quelle più occidentali vicine alla Polonia.
    Un attacco quale non si vedeva da diverse settimane, che ha provocato secondo le stime ucraine almeno cinque morti, mentre la popolazione cercava riparo anche nelle stazioni della metropolitana e le autorità attuavano interruzioni di elettricità a scopo preventivo.


    Un portavoce dell’Ue ha parlato di “attacchi barbarici” il cui effetto è di “rafforzare la determinazione dell’Ue a continuare il sostegno all’Ucraina e intensificarlo”. Ma nella sua prima reazione Volodymyr Zelensky ha fatto capire chiaramente che questo sostegno non basta se non viene data a Kiev per lo meno carta bianca per usare anche contro il territorio russo tutte le armi fornite dai Paesi della Nato. 

Il presidente russo Vladimir Putin, ha affermato il capo dello Stato ucraino, “può fare solo ciò che il mondo gli permette di fare”, e “la debolezza e l’inadeguatezza delle decisioni di risposta alimentano il terrore”. “Ciascuno dei nostri partner sa quali decisioni forti sono necessarie per porre fine a tutta questa guerra”, ha insistito Zelensky. E il suo ministro degli Esteri, Dmytro Kuleba, è andato anche più in là, chiedendo ai Paesi occidentali non solo di approvare “gli attacchi a lungo raggio dell’Ucraina su tutti gli obiettivi militari legittimi sul territorio russo”, ma anche di “usare le capacità di difesa aerea dei partner per abbattere missili e droni in prossimità del loro spazio aereo”.


    Un intervento diretto di Paesi Nato, insomma. Tra i quali la Polonia, le cui forze armate hanno denunciato l’attraversamento del proprio spazio aereo da parte di un “oggetto militare” durante i bombardamenti russi. Probabilmente un drone, è stato precisato. In precedenza il Comando operativo di Varsavia aveva annunciato “l’avvio di operazioni di aerei militari polacchi e alleati, nel sud-est della Polonia”, durante l’attacco di Mosca.


    La Russia accusa già i Paesi occidentali di essere coinvolti nel conflitto, anche nell’attacco condotto dalle truppe di Kiev in territorio russo dal 6 agosto. Un’offensiva che “non può rimanere senza risposta, e una risposta ci sarà”, ha avvertito il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, facendo capire che andrà oltre i bombardamenti di oggi. Da parte sua il ministero della Difesa ha detto che gli obiettivi degli attacchi, compiuti con missili lanciati da aerei e da mezzi navali oltre che con droni, erano sottostazioni elettriche, stazioni di compressione del sistema di trasporto del gas, ma anche “siti di stoccaggio delle armi aeronautiche fornite dai Paesi occidentali nelle regioni di Kiev e Dnipro”. Il ministero ha aggiunto che i bombardamenti hanno provocato “l’interruzione del trasporto ferroviario di armi e munizioni verso la linea del fronte”.


    Fonti ucraine hanno detto che è stata bombardata anche la grande centrale idroelettrica di Kiev, situata a Vyshgorod, a pochi chilometri a nord della capitale, ma la diga “non è minacciata”.
    Il ministro della Difesa, Rustem Umerov, ha detto che l’Ucraina “sta preparando le sue risposte” agli attacchi.

Già nella notte tra domenica e lunedì Mosca ha fatto sapere di avere abbattuto 20 droni ucraini diretti verso diverse regioni russe, di cui nove sulla regione di Saratov, sul Volga. Le autorità locali hanno riferito che in questa città è stato colpito un alto edificio residenziale dove sono stati danneggiati undici appartamenti.

Il bilancio di questo attacco è di quattro civili feriti. Un drone ucraino ha tentato di attaccare anche una raffineria di petrolio a Jaroslav, 300 chilometri a nord-est di Mosca. Sono per il momento sconosciute, invece, le cause di un incendio sviluppatosi in una grande raffineria a Omsk, nella Siberia sud-occidentale, che secondo il governatore ha provocato un morto e sei feriti non gravi. 

R E A : TG 26 AGOSTO2024

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